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domenica 14 luglio

SUPERSTIZIONE? È TUTTA UNA QUESTIONE DI NUMERI

Scale, vetri infranti, gatti neri e trifogli (ma con quattro foglie). Questi simboli ci hanno accompagnato sin dalla nascita, sia che volessimo credere nel loro alone di sfortuna o meno.

Le supertizioni create dall’uomo, ormai parte integrante della nostra cultura, comportano numeri, abitudini e gesti di routine, scelti a causa di fatti o scelte passate che leghiamo a simboli e fatti specifici. 

Ognuno di noi ha un modo diverso di approcciarsi alle superstizioni. Per alcune persone i numeri sono casuali o vengono associati a eventi, quali compleanni, festività o date significative nella nostra vita, mentre per altre sono qualcosa di più profondo e giocano un ruolo centrale nelle loro esistenze.

Nella società occidentale le origini dei numeri che danno vita alle nostre superstizioni vengono spesso ignorate.  Se però analizziamo diverse culture e confrontiamo le loro superstizioni con le nostre, capiamo la ragione per cui alcuni numeri hanno una simbologia più radicata di altri.

In Cina e Giappone, ad esempio, il numero 4 è sfortunato in quanto si pronuncia in modo molto simile alla parola "morte". L’impatto di questo numero sulla vita di tutti i giorni è sorprendente: edifici che non dispongono di un quarto piano e aziende che saltano la “quarta edizione” di un prodotto. Questo fenomeno prende il nome di "tetrafobia" o, più semplicemente, paura del numero quattro.

Nella cultura occidentale il numero più temuto e il 13. Ci sono tutta una serie di teorie e racconti folcloristici a riguardo che prendono spunto dalla storia del cristianesimo, la numerologia e la mitologia vichinga.

Conosciuta come “triscadeicafobia”, la paura del numero 13 è causa di alcune implicazioni culturali. Una di queste è ‘il venerdì 13’, la cui origine è stata a lungo dibattuta, e su cui ancora non vige un consenso unanime.

Il famoso film ‘Venerdì 13’ sembra aver complicato le cose, fomentando ancora di più la superstizione già esistente. Questa credenza fa tutt’oggi perdere cosipicui introiti alle grandi aziende: vedi alcune compagnie aeree che si rifiutano di includere il posto a sedere numero 13 al fine di scongiurare scene di panico tra i passeggeri.

Lasciando da parte le negatività per un attimo, è giusto far notare come anche i numeri fortunati siano largamente diffusi.

In Russia, i numeri pari vengono considerati sfortunati mentre attorno ai numeri dispari aleggia un'aurea fortunata. Per esempio, un mazzo di fiori deve sempre avere un numero di fiori dispari.

In Giappone, il numero 8 viene considerato fortunato, in quanto il kanji (carattere) usato per indicare “prosperità” e “benessere” si pronuncia allo stesso modo.

Sebbene le superstizioni possano sembrare obsolete, la psicologia che sta dietro a queste “strane” abitudini rivela come non siano sempre da considerare come dei limiti. Alcuni ricercatori dell’università di Cologna, avendo notato comportamenti tendenzialmente superstiziosi da parte di atleti di ogni calibro (vedi il tocco di amuleti vari e l’uso di gesti precisi prima degli eventi sportivi), li hanno sottoposti ad alcune prove per verificare il livello di influenza di questi gesti propiziatori nella performance sportiva. Gli studiosi erano convinti che in qualche modo la presenza o meno di questi amulti e/o gesti avesse un ruolo importante nel determinare il successo dell’atleta.

I risultati hanno dimostrato che i volontari a cui era stato permesso di tenere addosso l'amuleto hanno avuto performance più soddisfacenti rispetto a coloro ai quali era stato "sequestrato". È quindi palese come l’eventuale presenza (o assenza) del porta-fortuna avesse realmente alterato la fiducia in se stessi degli atleti.

Abbiamo interpellato Matteo Radavelli, psicologo clinico presso l’unità operativa di Psicologia Clinica dell’ospedale Sant’Anna di Como e autore del blog psychomer.it, riguardo alle cause psicologie della superstizione. Questa è stata la risposta del dott. Radavelli al nostro quesito: “Ogni forma di superstizione si basa sul tentativo, tramite l'atto superstizioso, di controllare "entità" o "forze" non direttamente controllabili dalla responsabilità dell'individuo. Quando una situazione è percepita come complessa (es. esame all'università), pericolosa (es. aereo) o stressante (es. gioco), ognuno considera le proprie possibilità di successo (autoefficacia) e d’insuccesso. Talvolta, per tutelarsi da quest'ultimo, si ripongono le sue cause al di fuori del nostro controllo (ci si pulisce la "coscienza"), ma al tempo stesso si cerca di controllarle proprio tramite azioni scaramantiche.”

Sembra quindi che le superstizioni giochino un ruolo importante e vengano considerate come una sorta di scaccia-stress per aiutarci a superare le piccole e grandi sfide di tutti i giorni. La situazione vista da quest’ottica ci fa capire che, volenti o nolenti, ne siamo un po’ tutti vittime.